Si parla tanto dei cinesi (che scopiazzano qua e là, che violano i copyright, ecc.) ma, ahinoi!, se ci guardiamo intorno, non è difficile accorgersi che c'è di peggio. Pronta la nostra querela per plagio presso la Procura della Repubblica di Catanzaro. Le perplessità degli Organi competenti: «Può definirsi giornalista chi copia una testata già esistente?»

 

 

 

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Un assurdo, intellorabile plagio

Il «calabro-lombardo»

copia L’altra Calabria

 

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Un assurdo plagio che offende la Calabria, che non fa onore al giornalismo e alla cultura di questa Terra. Un danno incalcolabile per la nostra testata.

Tra le tante associazioni di «calabro-lombardi», ce n’è una in quel di Milano che - nel dar vita a un giornaletto per gli iscritti - non ha trovato di meglio che copiare di sana pianta la nostra testata giornalistica L’altra Calabria, orgogliosamente ideata e fondata nel lontano 1985 dal giornalista Vincenzo Pitaro e registrata presso il Tribunale di Catanzaro nel 1991. Testata, peraltro, impegnata in campo letterario come Editrice (avendo già pubblicato diversi volumi), nonché come quotidiano on line.

Il lavoro, il prestigio, i progetti e le pratiche in corso, la fiducia che siamo riusciti a conquistare in un’attività giornalistico-editoriale ventennale verrebbero ora gravemente compromessi dalla sleale «concorrenza» di una pubblicazione milanese, diretta da Nicola Fudoli (calabrese di Ciminà), il quale - oltre ad aver recentemente registrato il periodico presso il Tribunale di Milano - ha aperto persino un sito web con la stessa denominazione, sebbene con suffisso diverso, in quanto il dominio con l’estensione «.it» risultava già da noi registrato presso l’Authority di Pisa, istituito dal CNR.

La nostra protesta, ovviamente, non si è fatta attendere. Tramite il legale Avv. Alessandro Cambareri è stata presentata una diffida (attraverso il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e il presidente del Tribunale Civile di Milano), nei confronti di coloro che si sono appropriati della nostra testata. «Si diffida la SS. VV.», scrive l’Avv. Cambareri al direttore responsabile del periodico e all’associazione che avrebbe intenzione di diffonderlo, «ad astenersi dall’utilizzare la denominazione L’altra Calabria, già registrata in Tribunale, preannunciando che - in mancanza - verranno poste in essere, a tutela del nostro assistito, tutte le azioni legali a difesa dei suoi diritti e interessi, nonché si procederà alle conseguenti richieste risarcitorie per i danni che il perdurare di tale condotta comporterà».

Intanto, sono molti gli interrogativi che restano in piedi, insieme con altri che cercheremo - se del caso - di chiarire davanti al Magistrato. Ci siamo infatti chiesti perché questo anziano signore 74enne calabro-lombardo ha deciso di copiare la nostra testata. È stata forse la notorietà che L’altra Calabria ha avuto anche come quotidiano on line (l’indirizzo è: www.laltracalabria.it) a far nascere nel suddetto signore l’idea (non molto geniale e abbastanza rischiosa) di violare un copyright? O dietro a questa «iniziativa» (chiamiamola così, con un eufemismo) c’è qualche manovra tendente a squalificare una testata giornalistica che mira a diventare quotidiano anche nel settore della carta stampata, dopo aver sostenuto difficili battaglie di democrazia e di civiltà come periodico? A questo e ad altro, qualcuno dovrà pure dare una risposta. Per il momento, diciamo che ad una simile pubblicità avremmo volentieri rinunciato. È una «pagina» che offende il giornalismo italiano, quello sano e avanzato, e non soltanto noi ma anche i giornalisti che collaborano, i suoi numerosi lettori, ecc.

Ci domandiamo cosa sarebbe successo se qualcuno avesse copiato il nome della loro stessa associazione, magari chiamandola Associazione «Vera Calabro-Lombarda» o se qualcuno decidesse di creare un giornale e di chiamarlo, ad esempio, «Corriere della Sera-La voce degli italiani», visto che qualcuno - nel vano tentativo di arrampicarsi sugli specchi – ha detto di aver aggiunto alla loro fuori-legge «L’altra Calabria» anche il sottotitolo «La Voce di Calabresi». No, tutto questo, in un Paese civile non crediamo possa essere consentito.

Intendiamoci: siamo pronti a difendere i nostri sacrosanti diritti in ogni sede, contro ogni forma di prepotenza, contro l’arroganza di chicchessia. L’altra Calabria (la nostra, ovviamente, quella legittima, diretta dal giornalista Vincenzo Pitaro) prosegue con rinnovato impegno il suo cammino. È frutto di sacrifici, di lavoro onesto,  di autentica professionalità. Ma questa vergognosa azione rimane. Pertanto, restiamo in attesa di conoscere il parere e le decisioni delle Autorità competenti.

LA REDAZIONE

 

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