|
|
© Copyright by ViP ® L’altra Calabria
™ All right reserved ▲ |
|
|
|
Comune di Papasidero (Provincia di Cosenza) di Luigi
Pumpo È tutta da scoprire
Papasidero, una perla incastonata tra i colli con l’emozione dei colori: il
rosso dei tetti, il grigio delle case, il viola tenue dei monti, il verde
delle querce e degli ulivi. Il piccolo
centro, tagliato fuori dalle arterie di grande traffico, fino a qualche anno
fa, era poco noto. Alcuni lo conoscevano solo grazie alla sua economia con
ottimo formaggio, castagne, fichi e fagioli, i pregiati fagioli di
Papasidero; pochissimi per esservi stati. Non è facile
resistere al fascino di Papasidero. Incastonato tra i colli su cui ondeggiano
secolari querce ed ulivi, accarezzato a valle dal torrente Santo Nocacio che
confluisce nel fiume Lao. Il paesaggio, bisogna dirlo, ha qualcosa di onirico
e di arcano. Ti colpiscono i colori dei tetti col rosso acceso ed il verde
cangiante dei boschi. All’interno,
poi, le tante scalinate di pietra, gli innumerevoli pendii che ti portano in
alto, a respirare aria fresca e salubre. Percorrendo
le sue viuzze, vuol dire affrontare un labirinto: è un saliscendi continuo che
ti riserva però tantissime sorprese a cominciare dagli imponenti portali e
dagli artistici balconi in ferro battuto. Interessanti i monumenti e le opere
d’arte principali: nel centro storico, testimonianze dell’età medievali con
i ruderi del castello; la chiesa di San Teodoro e la chiesa di San
Costantino, di epoca bizantina con elementi architettonici del X e XI secolo. Singolare la
storia di Papasidero. Il nome del borgo derivò da Padre Isidoro, capo della
prima comunità basiliana, oppure dalla vecchia Scidro, città ellenistica. Fu
feudo di Ugo da Avena, che aveva il suo maniero nell’attuale frazione Avena.
Durante le denominazioni Sveva, Angioina, Aragonese e Spagnola, il paese di
Papasidero ospitò anche comunità di monaci francescani. In queste epoche
furono costruiti il castello e le mura di cinta per la difesa del paese. Nel
corso di tutte queste epoche fu feudo delle famiglie dei Papasidero,
Sanseverino, Alitto, Marsico, Pappacoda, Afflitto; in ultimo dei principi
Spinelli, sino alla fine delle feudalità. Papasidero è
anche un centro archeologico. L’uomo dall’età della pietra abitò, negli
attuali territori, la grotta del Romito. In questa grotta si può ammirare il
graffito del bovide, una delle più belle opere d’arte preistorica. Invece i
reperti dell’età dei metalli sono stati rinvenuti in contrada San Pietro e
zone limitrofe. In tutte le altre località, notevoli anche i ritrovamenti ed
i resti dell’epoca italiota, ellenistica e romana. Nei mesi
estivi, poi, Papasidero festeggia il suo Santo patrono: San Rocco. Una festa
che, oltre a richiamare i turisti, perpetua anche il ritorno dei tanti
papasideresi sparsi un po’ dovunque: un ritorno all’insegna della più
schietta familiarità e del buonumore. E San Rocco viene festeggiato in modo
singolare con sagre, processione. luminarie, leccornie paesane. Un bel record
per San Rocco, taumaturgo del XIV Secolo dalla leggendaria potenza, le cui mirabilia
sono narrate da una anonima vita. Eremita e viandante, esercitò il suo
prodigioso carisma contro il male per eccellenza: la peste. E, quando egli
stesso ne fu colpito, si ritirò in campagna, sfamato dal cibo procuratogli
dal suo cane fedele che è accanto a lui nella tradizione iconografica. Qui,
dove la venerazione è a macchia d’olio, il suo nome, beneaugurante,
significa uomo forte o colui che ruggisce. Il
territorio si presta anche per escursioni. Ci sono tante contrade, nel verde
dei boschi, dove è possibile acquistare prodotti orticoli, formaggi, salumi,
spezie. Intorno, il paesaggio è stupendo: ci si affaccia su meravigliosi
angoli che ti invitano a sostare e magari a consumare, immersi nei boschi,
uno spuntino. Le escursioni fuori dai confini comunali ti garantiscono
occasioni ghiotte di novità e bellezze: il massiccio del Pollino, Orsomarso
dove l’uomo cacciò il daino, il leone, l’elefante e dove scorre, fresco,
l’Argentino, l’incantevole mare di Scalea e le spiagge assolate di Praia a
Mare, Tortora e Diamante sono un menù incomparabile ed allettante. Papasidero è
anche un’occasione per gustare le specialità del posto: lagane e fasuli,
soffritto, trippa e buon pecorino, puoi sorseggiare l’ottimo vino di
Verbicaro. Per
raggiungere Papasidero, che si erge a 208 metri sul livello del mare, si percorrono
22 chilometri dalla statale 18 all’altezza di Scalea-Mormanno. Un paese che
ti accoglie a braccia aperte con la salubrità della sua aria sempre
frizzantina e gaudente. Luigi
Pumpo |
|
|
©
Copyright by L’ALTRA CALABRIA ® ™ Direttore Responsabile: Vincenzo Pitaro All rights
reserved ™ International copyright secured La riproduzione anche parziale di testi e/o ideazioni grafiche,
contenuti in questa testata giornalistica, è vietata in tutti i Paesi del mondo ai sensi dell’art. 65 della Legge 22/4/1941 e della n° 248 del 18/8/2000. Ogni
violazione, pertanto, sarà perseguita a termini di legge |
||