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Comune di Papasidero

(Provincia di Cosenza)

 

 

 

 

di Luigi Pumpo

 

 

È tutta da scoprire Papasidero, una perla incastonata tra i colli con l’emozione dei colori: il rosso dei tetti, il grigio delle case, il viola tenue dei monti, il verde delle querce e degli ulivi.

Il piccolo centro, tagliato fuori dalle arterie di grande traffi­co, fino a qualche anno fa, era poco noto. Alcuni lo conoscevano solo grazie alla sua economia con ottimo formaggio, castagne, fichi e fagioli, i pregiati fagioli di Papasidero; pochissimi per esservi stati.

Non è facile resistere al fascino di Papasidero. Incastonato tra i colli su cui ondeggiano secolari querce ed ulivi, accarezzato a valle dal torrente Santo Nocacio che confluisce nel fiume Lao. Il paesaggio, bisogna dirlo, ha qualcosa di onirico e di arcano. Ti colpiscono i colori dei tetti col rosso acceso ed il verde can­giante dei boschi.

All’interno, poi, le tante scalinate di pietra, gli innumerevoli pendii che ti portano in alto, a respirare aria fresca e salubre.

Percorrendo le sue viuzze, vuol dire affrontare un labirinto: è un saliscendi continuo che ti riserva però tantissime sorprese a cominciare dagli imponenti portali e dagli artistici balconi in ferro battuto. Interessanti i monumenti e le opere d’arte princi­pali: nel centro storico, testimonianze dell’età medievali con i ruderi del castello; la chiesa di San Teodoro e la chiesa di San Costantino, di epoca bizantina con elementi architettonici del X e XI secolo.

Singolare la storia di Papasidero. Il nome del borgo derivò da Padre Isidoro, capo della prima comunità basiliana, oppure dalla vecchia Scidro, città ellenistica. Fu feudo di Ugo da Avena, che aveva il suo maniero nell’attuale frazione Avena. Durante le denominazioni Sveva, Angioina, Aragonese e Spagnola, il paese di Papasidero ospitò anche comunità di monaci francescani. In queste epoche furono costruiti il castello e le mura di cinta per la difesa del paese. Nel corso di tutte queste epoche fu feudo delle famiglie dei Papasidero, Sanseverino, Alitto, Marsico, Pappacoda, Afflitto; in ultimo dei principi Spinelli, sino alla fine delle feudalità.

Papasidero è anche un centro archeologico. L’uomo dall’età della pietra abitò, negli attuali territori, la grotta del Romito. In questa grotta si può ammirare il graffito del bovide, una delle più belle opere d’arte preistorica. Invece i reperti dell’età dei metalli sono stati rinvenuti in contrada San Pietro e zone limi­trofe. In tutte le altre località, notevoli anche i ritrovamenti ed i resti dell’epoca italiota, ellenistica e romana.

Nei mesi estivi, poi, Papasidero festeggia il suo Santo patrono: San Rocco. Una festa che, oltre a richiamare i turisti, perpetua anche il ritorno dei tanti papasideresi sparsi un po’ dovunque: un ritorno all’insegna della più schietta familiarità e del buonumore. E San Rocco viene festeggiato in modo singolare con sagre, processione. luminarie, leccornie paesane. Un bel record per San Rocco, taumaturgo del XIV Secolo dalla leggendaria poten­za, le cui mirabilia sono narrate da una anonima vita. Eremita e viandante, esercitò il suo prodigioso carisma contro il male per eccellenza: la peste. E, quando egli stesso ne fu colpito, si ritirò in campagna, sfamato dal cibo procuratogli dal suo cane fedele che è accanto a lui nella tradizione iconografica. Qui, dove la venerazione è a macchia d’olio, il suo nome, beneauguran­te, significa uomo forte o colui che ruggisce.

Il territorio si presta anche per escursioni. Ci sono tante contrade, nel verde dei boschi, dove è possibile acquistare prodotti orticoli, formaggi, salumi, spezie. Intorno, il paesag­gio è stupendo: ci si affaccia su meravigliosi angoli che ti invitano a sostare e magari a consumare, immersi nei boschi, uno spuntino. Le escursioni fuori dai confini comunali ti garantisco­no occasioni ghiotte di novità e bellezze: il massiccio del Pollino, Orsomarso dove l’uomo cacciò il daino, il leone, l’ele­fante e dove scorre, fresco, l’Argentino, l’incantevole mare di Scalea e le spiagge assolate di Praia a Mare, Tortora e Diamante sono un menù incomparabile ed allettante.

Papasidero è anche un’occasione per gustare le specialità del posto: lagane e fasuli, soffritto, trippa e buon pecorino, puoi sorseggiare l’ottimo vino di Verbicaro.

Per raggiungere Papasidero, che si erge a 208 metri sul livello del mare, si percorrono 22 chilometri dalla statale 18 all’altez­za di Scalea-Mormanno. Un paese che ti accoglie a braccia aperte con la salubrità della sua aria sempre frizzantina e gaudente.

Luigi Pumpo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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