I miracoli di Natuzza Evolo di Paravati. «È solo merito del Signore e della Madonna», dice. «Io sono una loro umile serva e posso soltanto pregare!»

 

 

 

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La più grande mistica vivente

Un fenomeno chiamato Natuzza

 

di Vincenzo Pitaro

 

L'afflusso di pellegrini verso Paravati di Mileto, in Calabria, è sempre più crescente. Sono migliaia le persone che, ogni giorno, giungono in questa località del Vibonese, da ogni parte d'Italia e del mondo, per raccogliersi in meditazione e preghiera.

È una grande testimonianza di fede nei confronti di Natuzza Evolo, l'«umile serva del Signore» che da più di mezzo secolo strabilia tutti con le sue intense e frequenti visioni soprannaturali, i suoi fenomeni di bilocazione e di emografia, le sue conversazioni con Gesù e con la Madonna, gli intrattenimenti con gli angeli e con i defunti, le stimmate durante la quaresima, le tremende persecuzioni diaboliche, ecc.

I messaggi sacri (segni di una medianità particolare) appaiono, sotto forma di immagini e di figure mistiche, per mezzo di trasudazioni ematiche non spiegabili scientificamente. «Si tratta» - come sottolinea Francesco Mesiano, attento studioso di fenomeni paranormali - «di inconfutabili scritture a sangue che riproducono passi della Bibbia, inni, motti religiosi, salmi, sentenze, versetti e preghiere, non soltanto in italiano, ma anche in latino, greco, ebraico, francese, inglese, tedesco e in qualche altra lingua poco conosciuta».

Compaiono sulle lenzuola, sui cuscini, sugli indumenti e sui fazzoletti applicati sopra la sua pelle trasudante sangue. Sono simboli del Cristianesimo, quali croci, corone di spine, cuori, calici, ostie, estensori raggiati, raffigurazioni di Gesù e della Madonna, di angeli, di santi aureolati e di figure oranti.

La prima manifestazione del fenomeno si verificò verso la fine del 1938. Natuzza aveva pressappoco quattordici anni e prestava servizio, come aiuto domestica, presso una famiglia benestante di Mileto: quella dell'avvocato Silvio Colloca e della signora Alba.

Un giorno, mentre si trovava in campagna per una breve passeggiata con la padrona di casa, la ragazza avvertì improvvisamente un inspiegabile bruciore al piede e si accorse che, attraverso i forellini della scarpa, usciva del sangue schiumoso. Sicché, i Colloca, si premurarono di chiamare il medico di famiglia che, a sua volta, giunse tempestivamente, pulì il sangue con del cotone, ma non riscontrò alcuna ferita.

Il fenomeno delle trasudazioni ematiche si ripresentò in altre occasioni, sulle mani, sul volto, sul petto e sulle spalle di Natuzza, mettendo in apprensione sia la ragazza che la famiglia che l'ospitava. Tuttavia, dalle accurate visite mediche che venivano effettuate, Natuzza risultava - di volta in volta - perfettamente sana.

Fin qui, dunque, nessun clamore. L'evento straordinario (accertato e documentato) avvenne poi il 29 giugno del 1940, giorno in cui Natuzza ricevette il Sacramento della Cresima, nella Cattedrale di Mileto. «La ragazza, dopo aver ricevuto il Sacramento» - racconta il prof. Valerio Marinelli, altro insigne studioso e biografo di Natuzza - «si accorse di avere le spalle bagnate. Peraltro, mentre faceva la Comunione, aveva trasudato sangue dal volto; ne era caduta a terra una goccia che, asciugata con un fazzoletto, aveva dato luogo alla scritta: Gloria al Sacro Cuore di Gesù.

Tornata a casa Colloca, le fu poi trovata la camicia interna tutta bagnata di sangue. Il liquido ematico aveva formato una grande croce sulle spalle, con uno spessore dei legni di circa cinque centimetri. La camicia fu subito prelevata da monsignor Francesco Pititto e mostrata al vescovo della Diocesi di Mileto dell'epoca, mons. Paolo Albera». Del prodigioso evento, il Vescovo informò prontamente padre Agostino Gemelli, rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, di Milano. Fu informata anche la Santa Sede, ma dal Vaticano risposero con la tradizionale cautela, imponendo il silenzio. L'intero carteggio è, a tutt'oggi, costudito presso la Diocesi di Mileto. Da esso, traspaiono indizi, cautele, manifestazioni esteriori, sentimenti e persino certificazioni mediche che attestano, ad esempio, di «aver trovato Natuzza, a letto, il Venerdì Santo, in uno stato di agitazione e di sofferenza, con visibili lesioni sanguinanti sulla fronte e sul cuoio capelluto, che facevano pensare alle ferite inferte sul capo di Gesù dalla corona di spine».

Ma non è tutto. Oltre all'epistolario, in cui si fa menzione di tanti aneddoti che arricchiscono la personalità di Natuzza, ci sono innumerevoli testimonianze da parte di fedeli che sostengono di essere riusciti, tramite la donna di Para vati, a parlare con i loro defunti in Paradiso o con le Anime del Purgatorio; altri che affermano di averla vista apparire e scomparire improvvisamente nella loro abitazione o di essere guariti miracolosamente grazie alla sua provvidenziale intercessione.Molte altre persone sostengono di avere udito provenire dalla casa di Natuzza (mentre si trovava in stato di trance profonda) un «canto melodico, soprannaturale, di meravigliosa bellezza, interpretato come un canto angelico». Significativa, tra le tante, è la testimonianza della stessa signora Alba (consorte dell'avv. Colloca) che addirittura, un giorno, non sapendo che pensare dei fatti straordinari di cui Natuzza era protagonista, si propose di osservarla di nascosto mentre parlava da sola ad alta voce, nella sua camera da letto. Si appostò dietro la porta della stanza e udì testualmente: «Madonna mia, quando mi passa, quando mi passa questa malattia?... Mi avete detto di recitare alle tre, un’Ave, un Padre e un Gloria? Ma io non so che ora è! Ah, avete detto che sono le tre meno dieci?... Cosa volete ancora?... I nove primi venerdì?... Ma cosa sono, io non vi capisco... perché non dite che volete una novena!... Ah, devo fare la Comunione il primo venerdì del mese, per nove mesi. Va bene... Cosa mi dite, che c'è la signora mia dietro la porta ad ascoltarmi? No, la signora mia è nella sua stanza... come sarebbe contenta la signora mia se vi potesse vedere!».

Sentendo quelle parole, la signora fu presa dallo spavento; corse a vedere che ora fosse e constatò che erano proprio le tre meno dieci.

«Natuzza» - fa notare il prof. Marinelli - «allora non conosceva affatto l'orologio. A causa della povertà della sua famiglia, non fu mai mandata a scuola ed è rimasta tuttora analfabeta non avendo avuto più tempo per imparare a leggere e a scrivere (essendosi dedicata in ogni attimo della sua vita al bene del prossimo) ed inoltre non conosceva assolutamente, in quell'epoca, la devozione dei nove primi venerdì del mese, ma solo poche preghiere. Il padre di Natuzza (il nome deriva dal diminutivo meridionale di Fortunata - ndr), prima ancora che ella venisse alla luce, emigrò in Argentina, nella speranza di far fortuna, come in quell'epoca tanti italiani e in particolare tanti meridionali solevano fare. Così la ragazza crebbe senza la presenza e l'affetto paterno e fu allevata dalla sola mamma come se fosse stata un'orfana, in condizioni di estrema indigenza, mancando spesso nella sua casa anche il minimo indispensabile per sopravvivere».

Oggi, Natuzza (che ha 82 anni, essendo nata il 24 agosto del 1924) si autodefinisce un «verme di terra», se qualcuno osa dirle di essere stato miracolato.

«I miracoli» - dice - «li può compiere solo il Signore. Io sono una sua umile serva e posso soltanto pregare!».

Non c'è che dire. La Divinità, solitamente, si manifesta nelle cose più umili. Una donna, quindi, in «odore di santità»? Spetta alla Chiesa Cattolica stabilirlo. È l'unica ad avere l'autorità e la competenza per dire se Natuzza Evolo di Paravati merita, un giorno, di essere elevata all'onore degli altari.

Intanto, la frazione di Mileto (situata al centro del promontorio di Tropea) sta diventando meta di pellegrinaggio. Nella modesta dimora di Natuzza, è stata edificata una cappelletta, un piccolo spazio liturgico che attira un numero sempre più crescente di devoti. Per loro, non ci sono dubbi: Natuzza è già santa. Una «santa» vivente che conforta i malati.

 

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