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Insonnia, una casistica in aumento

Notti in bianco, per uno su quattro

 

di Franco Venturi

 

Un italiano su quattro soffre d’insonnia; il problema riguarda in maggior misura le donne ed è provato che la situazione peggiora con l’età. A queste conclusioni di massima, è giunta una indagine diretta dal professor Salvatore Smirne, condotta - con la collaborazione dei medici di base - su tremila persone. Si è andati al cuore del problema, interrogando i diretti interessati e passando poi alla valutazione di quella che è una casistica davvero molto vasta e differenziata.

Il professor Smirne - direttore della Clinica neurologica all’ospedale «San Raffaele» di Milano e presidente dell’Associazione medicina del sonno – sottolinea che l’indagine ha affrontato il problema dell’insonnia sulla base di casi già denunciati, cioè di persone che si sono rivolte al proprio medico ritenendosi “cattivi dormitori”.

«Non tutti - dice il professor Smirne - hanno le idee chiare in fatto di insonnia. Ad esempio, ci sono persone che si lamentano di soffrire di insonnia, ma quando vengono sottoposte ai controlli specifici dimostrano di non avere veri e propri problemi di sonno. Ci sono altri individui ai quali tali problemi non mancano, ma li giudicano normali o tendono a minimizzarli. C’è poi il grande esercito dei cattivi dormitori, composto da coloro che soffrono veramente di insonnia e ne subiscono le conseguenze: stress, stanchezza, difficoltà di concentrazione, sonnolenza. I risultati definitivi dell’indagine che abbiamo condotto, potranno comunque darci un quadro più completo di come il medico di base - quello che un tempo era definito medico di famiglia - cura oggi l’insonnia, o meglio i vari tipi di insonnie. Devo subito dire che, in linea di massima, i medici generici sanno individuare le cause che provocano l’insonnia e, di conseguenza, sanno come trattare i diversi casi».

Come dice il professor Smirne, dunque,  non esiste un solo tipo di insonnia: in realtà ci sono tante insonnie diverse, delle quali tre vengono definite primarie e le altre secondarie. Proviamo a fare un elenco delle cause che possono provocare questo disturbo così diffuso e a indicare quali sono i rimedi e le terapie più efficaci: lo facciamo con l’aiuto del dottor Gentile Bastianini, uno dei medici di base che hanno partecipato all’indagine diretta dal prof. Smirne.

Insonnia da stress. È l’insonnia psicofisiologica, ben evidente, documentata, provocata da una generica tensione emotiva. Chi ne soffre tende ad addormentarsi con grande difficoltà e a svegliarsi frequentemente durante la notte.

C’è l’insonnia “da allergia alimentare” che riguarda soprattutto i bambini e che si risolve con l’eliminazione dalla dieta della sostanza che provoca allergia.

E c’è l’insonnia “da fame notturna” che si riscontra in età adulta, soprattutto tra le donne, e che spinge chi ne soffre ad aprire di frequente il frigorifero e a mangiare. Siccome alla base del disturbo c’è quasi sempre uno stato d’ansia, è questa patologia che va combattuta, salvo i casi in cui si rivelano efficaci i farmaci che attenuano la sensazione di appetito. L’insonnia “da errori” è quella che deriva da comportamenti sbagliati: televisore acceso in camera da letto, partner che russa, abitazione disturbata da rumori esterni, pasti serali abbondanti. Non c’è terapia, ovviamente, ma bisogna cambiare le abitudini e risolvere i problemi. L’insonnia “da adattamento” è forse la più diffusa. Si manifesta prima o dopo  un evento stressante, come un esame difficile da sostenere, un problema di lavoro, un lutto, una decisione importante da prendere, una grossa vincita di denaro; anche per questo tipo di insonnia, che può colpire tutti, non ci sono medicine da prendere (salvo qualche tazza di camomilla) ma va usato soltanto lo spirito di adattamento. L’insonnia “da panico” è caratterizzata da fenomeni che possono presentarsi all’improvviso durante il sonno , come palpitazioni, difficoltà respiratoria, senso di costrizione, angoscia e paura. Tali attacchi durano pochi minuti, ma l’insonnia che ne deriva può protrarsi per qualche ora. La terapia, in questo caso, è affidata allo specialista. C’è poi l’insonnia depressiva, con un sonno alterato per qualità, durata e continuità; il rapporto tra depressione e sonno è comunque molto complesso, al punto che la privazione di sonno nella persona depressa può portare a un temporaneo miglioramento del quadro depressivo; occorre fare attenzione nell’uso di farmaci ipnotici che facilitano la cronicizzazione dei disturbi.

La casistica è aumentata notevolmente negli ultimi anni, sia perché c’è più consapevolezza del problema insonnia, sia perché gli anziani sono sempre di più: e si sa - lo ha dimostrato anche l’indagine del professor Smirne - che il disturbo dell’insonnia aumenta con l’aumento dell’età.

Domandiamo al dottor Bastianini quali siano i consigli da dare a chi, avanti negli anni, vede peggiorare la qualità del suo riposo notturno.

«È chiaro che anche in fatto di insonnia non si può generalizzare: ogni caso è a sé stante e va valutato attentamente per giungere alla vera causa del problema. Tuttavia si possono dare alcuni semplici consigli da mettere in atto quando la situazione non richiede terapie specifiche. Molte persone anziane prendono l’abitudine di mettersi a letto relativamente presto, la sera, magari guardando la televisione. Queste persone finiscono con l’addormentarsi quasi subito, anche per l’effetto soporifero dei programmi televisivi. E’ chiaro che dopo qualche ora, magari nel cuore della notte, saranno ben sveglie, anche perché il numero delle ore di sonno di cui un individuo ha bisogno con l’avanzare dell’età. Il consiglio, dunque, è semplice: cercare di andare a dormire più tardi, magari dopo aver letto un po’ e preso una tazza di camomilla».

- È utile o dannoso un riposino pomeridiano?

«È senza dubbio un’ottima abitudine, purché venga compiuto in poltrona e non si protragga oltre la mezz’ora. Ci sono però persone anziane che tendono ad appisolarsi più volte nel corso della giornata, quando si annoiano per non aver nulla da fare. Costoro farebbero meglio ad evitare il “pisolino”. Occorre reagire, magari fare una passeggiata, non lasciarsi prendere dalla pigrizia. Tutti i miei assistiti, oltre i sessanta, che hanno una vita piena di interessi, che si muovono, fanno ginnastica, coltivano un hobby, non hanno grossi problemi di insonnia».

- Molte persone che soffrono di insonnia, ritenendo che non si tratti di una vera e propria malattia, prendono medicine e sonniferi magari su consiglio di un amico, senza consultare il medico...

«Questa è una cosa che non si deve assolutamente fare. Ci sono ipnotici che il farmacista non vende senza ricetta - ma che spesso la gente riesce a procurarsi - che fanno effetto per un po’ di tempo e che poi diventano inutili o addirittura dannosi. Dico sempre ai miei pazienti che mi chiedono “una pillola per dormire” che per curare l’insonnia occorre andare all’origine del problema. I palliativi servono a poco. Piuttosto - e qui mi rivolgo soprattutto alle persone anziane - è consigliabile segnalare al proprio medico se si soffre di problemi del sonno al primo insorgere del problema. Una insonnia curata in tempo può essere debellata: se trascurata, diventa difficile da “gestire” e può creare complicazioni».

Fino a qualche anno fa, per curare l’insonnia, si usavano soprattutto tisane a base di camomilla, valeriana, maggiorana, rosa canina, biancospino e verbena. Dalla farmacologia sono poi venute le “pillole per dormire”: in un primo tempo i barbiturici, che sono stati abbandonati in quanto tossici e anche perché riducevano in maniera drastica la fase Rem, che è la quinta fase del sonno, molto importante, quella che consente di memorizzare e addirittura di imparare selezionando le esperienze del giorno, immagazzinando le più importanti ed eliminando le altre. Accantonati i barbiturici, la chimica ha messo a punto altri due tipi di farmaci: le benzodiazepine che agiscono nella fase di addormentamento e gli antidepressivi triciclici che regolano il sonno in generale. Questi farmaci, detti anche “ipnotici”, sono in grado di dare una mano contro l’insonnia, ma possono diventare un’abitudine della quale è poi difficile liberarsi. Proprio per questo il professor Smirne ne sconsiglia l’uso senza il controllo del medico. «Il problema del sonno – dice il dott. Bastianini - non si affronta con le pillole; occorre mettere in atto una vera e propria strategia, capire se l’insonnia deriva da una patologia sottostante, nel qual caso è tale patologia che deve essere curata. Se invece l’insonnia è primaria, cioè è il sintomo prevalente o unico, bisogna esaminare a fondo la situazione, sapendo che non esistono regole generali».

L’insonnia si combatte anche con un comportamento appropriato. Per esempio, bisogna evitare di coricarsi con lo stomaco troppo vuoto o troppo pieno; è inutile continuare a rigirarsi tra le lenzuola quando non si ha sonno, è meglio alzarsi e fare qualcosa di poco impegnativo; è anche consigliabile andare a letto e alzarsi alle stesse ore. Ovviamente, di sera, è meglio evitare caffè e alcool.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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