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La mattina di sabato 29 maggio 2004 gli abituali lettori del nostro giornale hanno avuto una sgradita sorpresa. Quando hanno chiesto L’altra Calabria all’edicolante si son sentiti domandare: «Quale vuole, quella legittima che esce da sempre o quella fuori-legge, allegata all’odierna edizione di Gazzetta del Sud?».

E già! Su iniziativa della concessionaria di pubblicità del quotidiano messinese era uscito un magazine che aveva copiato pari pari la nostra testata.

La reazione del Gruppo Editoriale L’altra Calabria che dal 1991 è proprietaria di questo giornale, ovviamente, è stata immediata. I legali erano pronti a denunciare alla Procura della Repubblica e all’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, il direttore responsabile di quel quotidiano, l’amministratore unico della S.E.S. (Società Editrice Siciliana), il direttore dell’Area Calabria e Sicilia orientale della PubliKompass e quanti altri avevano contribuito a fare uscire (arbitrariamente) quella pubblicazione. Ma, udite udite!, dalla sede messinese della Gazzetta, immediatamente giungeva notizia che l’iniziativa era nata da una «idea-progetto di  Roberto Messina» (un collaboratore esterno), che loro erano del tutto ignari e che perciò si scusavano profondamente per l’incidente di percorso, dichiarandosi pronti a riparare il danno arrecato.

Stavano effettivamente così le cose. Da parte di Gazzetta del Sud c’era la buona fede. Era stato infatti questo Roberto Messina a sottrarre la testata ai legittimi proprietari, per poi riproporla alla Publikompass e quindi alla Gazzetta. Il Messina Roberto  - come si evince da alcune prove inconfutabili – era a conoscenza da tempo dell’esistenza della testata L’altra Calabria e nonostante tutto ha preferito agire a modo suo, incurante dei rischi cui andava incontro. Qualche anno prima, lo stesso Roberto Messina aveva telefonato al direttore responsabile de L’altra Calabria, Vincenzo Pitaro – le prove di ciò esistono ancora – per chiedergli se poteva intitolare «Un’altra Calabria», un libro edito dalla CdC. Trattandosi di un volume, gli è stato detto di sì. Anzi, nella circostanza, il Messina fu persino omaggiato di parecchi volumi, editi da L’altra Calabria, e di alcune copie del giornale. Questa volta, dunque, come si è giustificato? Asserendo e giurando di non essersi  «ricordato». Il che appare del tutto strano, impossibile. Costui, evidentemente avrà pensato: «Ma figurati se quelli protestano vedendo in edicola un’altra testata uguale! ». Questo è il fatto che ci rammarica maggiormente. Quella stessa mattina di sabato 29 maggio ci telefonava da Cosenza un nostro collega: «È incredibile, c’è un’altra edizione de L’altra Calabria nelle edicole! Una vergogna!». Il danno alla nostra testata, al nostro lavoro, al prestigio e alla fiducia che siamo riusciti a conquistare in tanti anni di attività erano gravemente compromesse dall’assurda, sleale concorrenza della pubblicazione messinese.

Un nostro lettore, ci ha telefonato: «Ma che avete fatto? Vi siete accoppiati con la Gazzetta? Avete rinunciato all’idea di trasformare L’altra Calabria in quotidiano?».

Alcuni sindaci hanno annunciato che avrebbero disdetto l’abbonamento, alcuni inserzionisti si sono dichiarati profondamente scandalizzati.

A tutti abbiamo dovuto spiegare che noi non c’entravamo, che si trattava di un vero e proprio plagio di testata, che avevamo già ottenuto l’intervento della Magistratura. Poi, considerato che la pubblicazione era “una-tantum” e a patto che simili atti non abbiano più a ripetersi, abbiamo deciso di perdonare. «Per questa volta, è andata così», dice il direttore Vincenzo Pitaro. «Anche se molti interrogativi restano. Ci siamo anche chiesti perché mai questo Roberto Messina avesse copiato la nostra testata. È stata la notorietà che ha avuto L’altra Calabria a far nascere nel suddetto I’idea (non molto geniale e abbastanza rischiosa) di copiare la nostra testata e persino qualche suo slogan? O dietro a questa iniziativa c’era una manovra, da parte di qualcun altro,  tendente a squalificare un giornale che ambisce a diventare quotidiano calabrese?».

Questi interrogativi sono ancora in piedi. A questo tipo di pubblicità avremmo volentieri rinunciato. È una pagina che ha offeso il giornalismo, quello sano ed avanzato, e non soltanto noi, l’editore di questo giornale, i suoi numerosi lettori.

Ha offeso anche la Calabria, questa terra generosa dalla quale per la prima volta è partita una iniziativa editoriale piena di aneliti e di promesse.

Intendiamoci: L’altra Calabria prosegue con rinnovato impegno il suo cammino. È frutto di sacrifici, di lavoro onesto, di autentica professionalità. Ma questa vergognosa pagina rimane.

Facciamo nostre le perplessità di molti organi competenti, che non a caso si sono chiesti: «Può considerarsi giornalista il promotore di un’iniziativa che copia una testata già esistente, da anni impegnata nel mondo dell’informazione?».

 

 

 

 

 

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