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L’attrice calabrese torna sul set

Claudia Koll

e il dono della fede

 

di Emilia Costantini

 

 

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Ha voglia di commedia, Claudia Koll, dopo aver interpretato tanti ruoli drammatici. Ha voglia di ironia, di sano ottimismo, di ridere. La trova in teatro, attraverso Neil Simon: al Teatro Vittoria con «Prigioniero della seconda strada» con Attilio Corsini. Dice: «È la prima volta che porto in scena questo autore, anche se è stato il primo su cui ho studiato quando ero a scuola di recitazione».

Voglia di rigenerarsi artisticamente, la sua, anche in funzione del suo recente e radicale cambiamento interiore, la sua conversione. Spiega: «Un cambiamento, però, che da alcuni è stato male interpretato, a volte travisato. Si è creata molta confusione e qualcuno ha pensato che fossi diventata una sorta di suora laica, intenta ormai a praticare solo questioni religiose. Non sono impazzita, vivo e lavoro come tutti, ma in più ho il dono della fede».

E questa confusione ha comportato anche cambiamenti nel genere di proposte artistiche? Risponde serena Claudia: «Forse qualcuno può aver provato diffidenza perché sono diversa da come ero prima, ma le proposte hanno continuato ad arrivare, solo che a volte un certo genere di copioni non mi interessavano più. Non mi sento un'incompresa, ma capisco che, nel mondo virtuale dello spettacolo, dove tutto è effimero e dove conta più l'apparire che l'essere, non sia facile comprendere la mia scelta di verità. Insomma, la fede è un dono e si può non essere capiti, ma rispettati sì: invece mi hanno mancato di rispetto. Tempo fa, in una trasmissione televisiva, è stata commentata una mia intervista, corredata da foto di miei vecchi film. Sono stata messa in ridicolo e non è giusto, perché la dignità umana non va calpestata».

Claudia si sente più compresa in mezzo alla gente che soffre: «Negli ospedali, dove c'è sofferenza e dolore, le persone perdono sicurezza e cadono le barriere. Allora è più facile che passi il messaggio dell'amore di Dio».

Un messaggio che la Koll porta anche nel suo impegno di attrice. Conferma Corsini, anche regista dello spettacolo: «Non avevo mai lavorato con lei e per me è stata una scoperta. È un'attrice senza fronzoli, mai banale, è ricca di uno spessore umano e spirituale che mi ha colpito: nel nostro ambiente è raro trovare tanta energia spirituale». Energia che Claudia riversa ora sul personaggio di Edna. Siamo nella New York di metà anni Settanta. In un'estate molto calda, Mel, marito di Edna, viene licenziato dopo ventidue anni di onesto lavoro da dirigente. Ha cinquant'anni e nella depressione, ma sarà la sua dolcissima moglie che, rimboccandosi le maniche e tramutandosi da casalinga in energico capofamiglia, a infondergli il coraggio necessario per risalire la china. Riprende la Koll: «Ricordo il divertentissimo film con Jack Lemmon e Anne Bancroft. Io ho cercato di arricchire il mio personaggio con una fragilità interiore, per renderlo ancora più umano. Edna si rimbocca le maniche, ma non diventa mai aggressiva: è solo una donna che decide di mettersi in gioco per aiutare la famiglia e lo fa anche con una buona dose di autoironia». Edna somiglia a Claudia? Conclude: «È una donna normale, quindi mi somiglia».

 

 

GLI ESORDI Claudia Koll (all’anagrafe: Claudia Colacione) debutta nel film di Tinto Brass «Cosi fan tutte» del 1992, ma il grande pubblico la scopre soprattutto per «Linda e il brigadiere», miniserie televisiva con Nino Manfredi.

 

FICTION Nella fiction «San Pietro» con Ornar Sharif, andata in onda su Raiuno nell'ottobre 2005, la Koll ha interpretato il ruolo di Anna, donna semplice che accoglie il santo nella sua casa. A teatro l'attrice è stata anche «Ninotchka», personaggio che al cinema fu di Greta Garbo.

 

 

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