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Tropea e le cipolle della salute di Bruno Cimino Al
centro della Calabria, comodamente adagiata su una roccia millenaria e
affacciata sul limpido Tirreno, troneggia tranquilla Tropea: la capitale
delle vacanze estive. Le
colline adiacenti sembrano volerla abbracciare e le loro falde verdeggianti
ne formano una cornice così naturale da far pensare al quadro più bello che
il Creatore abbia dato a questa regione italica. Da più di un decennio,
Tropea guida la classifica del turismo meridionale incantando i villeggianti
che arrivano da ogni parte del mondo e non solo per il mare cristallino
popolato da cernie, surici, ricciole, polipi, aragoste che vivono tra
paesaggi di scogliere, secche, grotte e colonie di corallo, o per le spiagge
bianchissime e frastagliate, ma anche per il suo patrimonio storico-culturale
che affonda le sue radici agli albori dell’umana civiltà. Ne
sono tangibili testimonianze le continue scoperte archeologiche che segnano date
quasi preistoriche sui primi insediamenti umani, e via via nei secoli in un
crescendo di presenze quanto mai significative. Le stradine del centro
storico che conducono tutte all’affaccio sul mare, la cattedrale normanna, le
chiese bizantine, i palazzi patrizi con relativi stemmi nobiliari, le mura di
Belisario con i resti dei bastioni ed i cunicoli che fungevano da scappatoie
agli assalti dei Saraceni, l’«isolabella» con la sua chiesetta, le taverne,
le grotte, le piazzette silenziose sembrano evocare quei fantasmi del
passato che continuano a raccontarci tradizioni di un popolo fiero della
propria stirpe, coraggioso nelle avversità del fatto di ieri ed umile nella
realtà che oggi lo vede abbastanza emarginato dal contesto nazionale. A
Tropea, in questa splendida località mediterranea, si produce la migliore
qualità di cipolla del mondo. È quella rossa di forma rotonda e ovoidale,
orgoglio della famiglia delle Gigliacee, il cui bulbo, dolce e saporito,
rappresenta la base, il punto d’arrivo e di partenza della gastronomia
meridionale perché l’aroma che ne sprigiona, già dal gambo e dallo squame,
esprime quanto di poetico ancora c’è nei tipici piatti delle casalinghe
calabresi. Le usanze gastronomiche, vastamente rappresentate da miti e
leggende ci indicano che questa rossa e dolce pianta erbacea sopravvive da
oltre duemila anni. Cenni
più attendibili la segnalano di importazione persiana o addirittura piantata
dai Fenici, rimanendo imperitura sulle tavole imbandite dei sovrani del basso
e alto medioevo, del rinascimento, dell’età moderna e contemporanea. Per
oltre un secolo le cipolle rosse di Tropea rappresentarono il prodotto
principale dell’economia locale che veniva barattato o venduto in tutti i
mercati dello stivale, nonché esportato via mare in Sicilia, Tunisia,
Algeria, Francia e Grecia. Oggi,
pur non essendo il prodotto principale dell’economia tropeana e del suo
comprensorio, è indicato come panacea nella dietologia moderna, e grandi
studiosi come Kendal, Menon, Newall e Businco, segnalano questa particolare
qualità di cipolla come un miracolo della natura per la cura dei reumatismi
cronici, per ottenere favorevoli risultati nel trattamento dell’obesità,
riconoscendone anche incredibili proprietà energetiche per coloro che
registrano scarsa virilità, ma innanzitutto, secondo gli insigni scienziati,
hanno un potere antisclerotico e fanno bene al cuore ed alle arterie. Nella
lotta contro le malattie cardiovascolari e l’infarto mangiare queste cipolle
significa assicurarsi un notevole e rilevante aumento dell’attività
fibrinolitica del sangue. Alcune di queste indicazioni sono state ampiamente
discusse da famose riviste mediche quali il British Medical J. ed il Lancet,
i quali hanno anche ricordato che non è un caso il basso tasso di mortalità
per infarto rilevato nelle terre di Calabria ove la gente consuma molta
cipolla preparandola nelle insalate, nei condimenti, cucinandola al forno,
bollita, a frittata e specialmente cruda. Sulla base di queste indicazioni
forse abbiamo, tra l’altro, svelato il mistero remoto ed attuale sul sangue
caldo della gente del Sud, da attribuire verosimilmente al consumo di cipolla
rossa e dolce che lo rende più sano e più ricco di ormoni, enzimi, vitamine,
ecc. Il comprensorio di Tropea dedica alla coltivazione di queste cipolle (da non confondere con le comuni Allium cepa delle Monocotili Liliacee coltivate un po’ dovunque) qualcosa come trecento ettari di terreno con una produzione media di 60 mila quintali annui. Il più grande esportatore e produttore, Francesco Schiariti (uno dei pochi rimasti), ne esporta circa 15 mila quintali in tutta, o quasi, l’Europa, sin dalle primizie che spuntano in primavera. Il processo di lavorazione, che incomincia con la semina verso la fine d’agosto, è un inno alla natura ed il suo cerimoniale continua con l’apporto delle braccia umane che pazientemente trapiantano, innaffiano, raccolgono, calibrano, intrecciano e stipano accompagnandosi col canto delle loro storie. |
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