«Quasi sempre, in politica, il risultato è contrario alle previsioni» (François-René de Chateaubriand)

 

 

 

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Il disappunto di Chiarella

 

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«Io assessore?

Niente di più fittizio!»

 

 

Caro Pitaro,

pur avendo apprezzato in passato le Tue doti giornalistiche, non posso far a meno di parteciparTi il mio totale disappunto per il contenuto dell’articolo “riservato” al sottoscritto e pubblicato sul quotidiano on line www.laltracalabria.it il 7 dicembre 2005, dal titolo “La politica del... «do ut des»! Chiarella, prossimo assessore?”, di cui, peraltro, soltanto oggi, ne sono venuto a conoscenza.

Sono costretto a farTi notare come l’artificioso tenore del Tuo articolo, impiantato su una “filippica” intrisa di sugna immorale che, gratuitamente, ti sei preso la briga di far colare sul mio trasparente agire politico, non sia assolutamente supportata dall’evidenza empirica dei fatti.

Le scelte politiche da me ragionate e pubblicamente argomentate, infatti, ma da Te, “inaudita altera parte”, superficialmente giudicate come dei tradimenti, sono state fatte tutte alla luce del sole esulando da qualsiasi logica di potere o “captatio benevolentia” di chicchessia.

Gli aggettivi, le presunte anomalie e le immoralità ascritte al sottoscritto nel contesto di un articolo sarcastico e forviante della mia reputazione, per chi legge, sono le uniche ragioni che mi impongono di comunicarTi queste mie brevi ma risolute riflessioni.

Ti confesso che ho sempre diffidato di coloro i quali rinchiudono in grandi fazioni le categorie dei buoni e dei cattivi e, soprattutto, diffido di chi, in nome di un facile impatto propagandistico, straparla di tradimenti consumati in nome di interessi presunti.

Credo che l’etica cominci proprio come dimensione della libertà della scelta, ma anche della responsabilità, perché noi dobbiamo, in piena libertà, anche essere in grado di farci carico delle conseguenze di queste nostre scelte... io politiche e Tu giornalistiche. Questa è la dimensione della libertà che spesso si trascura. Libertà, infatti, è anche essere capaci di farsi carico delle conseguenze della scelta. Questa è appunto la dimensione della responsabilità che alla libertà è intimamente connessa.

Sulla scorta di tali considerazioni sono convinto che un sistema democratico non possa fare a meno di regole, della certezza del diritto e soprattutto di sistemi di garanzie.

Per queste ragioni, non rispondendo minimamente a verità tutto ciò che hai scritto, in merito alla mia persona, nel Tuo infelice e fittizio articolo, per evitare di dover ottenere giustizia in altre sedi, Ti chiedo, senza peccare di intolleranza, ma all’insegna della verità dei fatti, di rimuovere l’articolo (vignetta annessa) dal titolo “La politica del... «do ut des»! Chiarella, prossimo assessore?” pubblicato il 7/12/2005 sul quotidiano on line www.laltracalabria.it di cui sei Direttore Responsabile.

Cordiali saluti

Egidio Chiarella

 

Lamezia Terme li, 18 gennaio 2006

 

 

È singolare che un po’ di satira contenuta in un articolo lungo poco più di un corsivo, pubblicato su questa testata giornalistica, susciti tanto digrignar di denti da parte di un consigliere regionale come Egidio Chiarella che, per il semplice fatto di aver sempre operato - come egli stesso tiene a precisare - alla luce del sole, alla fin fine, non avrebbe dovuto prendersela così tanto. Insegnano i vecchi saggi che quando una satira giornalistica o una vignetta causa indignazione, è sempre un cattivo segnale. Perché accusare noi di «immoralità»? Ci meraviglia che un Chiarella dal linguaggio sempre forbito, parli di «filippica intrisa di sugna immorale». La «sugna» lasciamola a chi di dovere, per ungere le ruote di carri e carrozze. Noi, in quanto giornalisti, venendo a conoscenza di una notizia, ci siamo solo limitati di esercitare (in buona fede) un sacrosanto diritto-dovere, che è quello di informare l’opinione pubblica. 

La notizia non sarebbe parzialmente «supportata dall’evidenza empirica dei fatti»?, cioè quelle «promesse sottobanco» non sarebbero mai avvenute? Bene! Ma noi che c’entriamo? Chiarella semmai avrebbe dovuto prendersela con chi, baldanzosamente, forse inebriato dalla speranza di poter fare il portaborse, ha messo in giro (alla lettera) quanto da noi riportato in quell’articolo. Ci riferiamo, ovviamente, al giovane sindaco di Gagliato, Giovanni Sgro. È stato lui a dire, in presenza di molte altre persone, che Chiarella sarebbe stato prossimo a una candidatura nella Margherita, che Chiarella avrebbe fatto un accordo dietro la promessa di un posto di assessore alla Regione, ecc. ecc.  Perché negare – come fanno le tre scimmiette - quello che tutti vedono, che tutti sentono, che tutti dicono, a bassa e alta voce? Abbiamo la sensazione che il buon Chiarella, in questa circostanza, si sia comportato come quel tale che, nella «Quinta» di Beethoven, sente soltanto il colpo di cannone. Tutta la musica intorno, per egli, non esiste, non conta! Eppure farebbe bene a selezionare in maniera più oculata alcuni suoi collaboratori!

Lo ripetiamo: noi abbiamo semplicemente criticato un costume, che non è – sia ben chiaro – quello di Chiarella, che conosciamo e stimiamo da anni. È solo per questo motivo, intendiamoci!, che esaudiamo il suo desiderio. Non è da noi immiserirci in polemiche di poco conto, anche se persino quelle più accese dovrebbero rientrare in un certo stile, che ovviamente esula anche dalla «politica della carta bollata». Né ci spaventano le aule giudiziarie, per il semplice fatto che documentiamo sempre ciò che scriviamo. Anzi, giacché ci siamo, lanciamo il guanto di sfida: proviamo a chiedere allo Sgro di Gagliato, «fedelissimo» di Chiarella, se è capace di ritrattare quanto ha detto; se è capace di negare le parole che sono uscite dalla sua bocca! Non crediamo che abbia la sfacciataggine di farlo. Esistono prove inconfutabili. Si è trattato di un suo pettegolezzo? Allora sarebbe più corretto dire che «infelice» e «fittizio» è proprio quel modo di forzare l’immaginazione! Il pettegolezzo, si sa, contiene sempre qualche sgradevolezza o, meglio ancora, se vogliamo dar ragione a certi filologi, qualche sgradevole odore (se è vero che la parola deriva da «piccolo peto»). Spettegolare sarà pure uno sport nazionale e forse pure mondiale, ma in certuni diventa addirittura materia prima e forma sostanziale del proprio pensiero. Detto questo, ad Egidio Chiarella, ogni successo! Glielo auguriamo di cuore. A dispetto dei malpensanti.

Vincenzo Pitaro

 

 

Chiarella e il presidente Loiero

 

 

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