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Il
disappunto di Chiarella |
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«Io assessore? Niente di più
fittizio!» Caro Pitaro, pur avendo apprezzato in passato le Tue doti giornalistiche, non
posso far a meno di parteciparTi il mio totale disappunto per il contenuto dell’articolo
“riservato” al sottoscritto e pubblicato sul quotidiano on line www.laltracalabria.it il 7 dicembre 2005, dal titolo “La politica del... «do ut des»! Chiarella, prossimo assessore?”, di cui, peraltro, soltanto oggi, ne
sono venuto a conoscenza. Sono costretto a farTi notare come l’artificioso tenore del Tuo
articolo, impiantato su una “filippica”
intrisa di sugna immorale
che, gratuitamente, ti sei preso la briga di far colare sul mio trasparente
agire politico, non sia assolutamente supportata dall’evidenza empirica dei
fatti. Le scelte politiche da me ragionate e pubblicamente argomentate,
infatti, ma da Te, “inaudita altera parte”, superficialmente giudicate come
dei tradimenti, sono state fatte tutte alla luce del sole esulando da
qualsiasi logica di potere o “captatio benevolentia” di chicchessia. Gli aggettivi, le presunte anomalie e le
immoralità ascritte al sottoscritto nel contesto di un articolo sarcastico e
forviante della mia reputazione, per chi legge, sono le uniche ragioni che mi
impongono di comunicarTi queste mie brevi ma risolute riflessioni. Ti confesso che ho sempre diffidato di
coloro i quali rinchiudono in grandi fazioni le categorie dei buoni e dei
cattivi e, soprattutto, diffido di chi, in nome di un facile impatto propagandistico,
straparla di tradimenti consumati in nome di interessi presunti. Credo che l’etica cominci proprio come
dimensione della libertà della scelta, ma anche della responsabilità, perché noi
dobbiamo, in piena libertà, anche essere in grado di farci carico delle
conseguenze di queste nostre scelte... io politiche e Tu giornalistiche.
Questa è la dimensione della libertà che spesso si trascura. Libertà,
infatti, è anche essere capaci di farsi carico delle conseguenze della
scelta. Questa è appunto la dimensione della responsabilità che alla libertà
è intimamente connessa. Sulla scorta di tali considerazioni sono
convinto che un sistema democratico non possa fare a meno di regole, della
certezza del diritto e soprattutto di sistemi di garanzie. Per queste ragioni, non rispondendo minimamente a verità tutto
ciò che hai scritto, in merito alla mia persona, nel Tuo infelice e fittizio
articolo, per evitare di dover ottenere giustizia in altre sedi, Ti chiedo,
senza peccare di intolleranza, ma all’insegna della verità dei fatti, di
rimuovere l’articolo (vignetta annessa) dal titolo “La politica del... «do ut
des»! Chiarella,
prossimo assessore?”
pubblicato il 7/12/2005 sul quotidiano on line www.laltracalabria.it di cui sei Direttore Responsabile. Cordiali saluti Egidio Chiarella Lamezia Terme li, 18 gennaio 2006 ● È singolare
che un po’ di satira contenuta in un articolo lungo poco più di un corsivo,
pubblicato su questa testata giornalistica, susciti tanto digrignar di denti
da parte di un consigliere regionale come Egidio Chiarella che, per il
semplice fatto di aver sempre operato - come egli stesso tiene a precisare -
alla luce del sole, alla fin fine, non avrebbe dovuto prendersela così tanto.
Insegnano i vecchi saggi che quando una satira giornalistica o una vignetta
causa indignazione, è sempre un cattivo segnale. Perché accusare noi di
«immoralità»? Ci meraviglia che un Chiarella dal linguaggio sempre forbito,
parli di «filippica intrisa di sugna immorale». La «sugna» lasciamola a chi di
dovere, per ungere le ruote di carri e carrozze. Noi, in quanto giornalisti, venendo a conoscenza di una notizia, ci
siamo solo limitati di esercitare (in buona fede) un sacrosanto
diritto-dovere, che è quello di informare l’opinione pubblica. La notizia non sarebbe parzialmente
«supportata dall’evidenza empirica dei fatti»?, cioè quelle «promesse
sottobanco» non sarebbero mai avvenute? Bene! Ma noi che c’entriamo? Chiarella
semmai avrebbe dovuto prendersela con chi, baldanzosamente, forse inebriato
dalla speranza di poter fare il portaborse, ha messo in giro (alla lettera)
quanto da noi riportato in quell’articolo. Ci riferiamo, ovviamente, al
giovane sindaco di Gagliato, Giovanni Sgro. È stato lui a dire, in presenza
di molte altre persone, che Chiarella sarebbe stato prossimo a una
candidatura nella Margherita, che Chiarella avrebbe fatto un accordo dietro
la promessa di un posto di assessore alla Regione, ecc. ecc. Perché negare – come fanno le tre
scimmiette - quello che tutti vedono, che tutti sentono, che tutti dicono, a
bassa e alta voce? Abbiamo la sensazione che il buon Chiarella, in questa
circostanza, si sia comportato come quel tale che, nella «Quinta» di Beethoven,
sente soltanto il colpo di cannone. Tutta la musica intorno, per egli, non
esiste, non conta! Eppure farebbe bene a selezionare in maniera più oculata
alcuni suoi collaboratori! Lo ripetiamo: noi abbiamo semplicemente criticato un costume,
che non è – sia ben chiaro – quello di Chiarella, che conosciamo e stimiamo
da anni. È solo per questo motivo, intendiamoci!, che esaudiamo il suo
desiderio. Non è da noi immiserirci in polemiche di poco conto, anche se
persino quelle più accese dovrebbero rientrare in un certo stile, che
ovviamente esula anche dalla «politica della carta bollata». Né ci spaventano
le aule giudiziarie, per il semplice fatto che documentiamo sempre ciò che
scriviamo. Anzi, giacché ci siamo, lanciamo il guanto di sfida: proviamo a
chiedere allo Sgro di Gagliato, «fedelissimo» di Chiarella, se è capace di
ritrattare quanto ha detto; se è capace di negare le parole che sono uscite
dalla sua bocca! Non crediamo che abbia la sfacciataggine di farlo. Esistono
prove inconfutabili. Si è trattato di un suo pettegolezzo? Allora sarebbe più
corretto dire che «infelice» e «fittizio» è proprio quel modo di forzare
l’immaginazione! Il pettegolezzo, si sa, contiene sempre qualche
sgradevolezza o, meglio ancora, se vogliamo dar ragione a certi filologi, qualche
sgradevole odore (se è vero che la parola deriva da «piccolo peto»).
Spettegolare sarà pure uno sport nazionale e forse pure mondiale, ma in
certuni diventa addirittura materia prima e forma sostanziale del proprio
pensiero. Detto questo, ad Egidio Chiarella, ogni successo! Glielo auguriamo
di cuore. A dispetto dei malpensanti. Vincenzo Pitaro
Chiarella e il presidente Loiero Per visualizzare ▲ clicca sul pulsante |
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