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Il
cedro, pianta miracolosa L'oro verde nasce in Calabria di Mario Mantova Nelle piantagioni della Riviera dei Cedri, in Calabria, agli
incipienti tepori di febbraio le gemme tendono a schiudersi per la prima
fioritura dal profumo intenso e penetrante; poi seguiranno le diverse fasi
della laboriosa coltivazione fino a quando, tra l'autunno e l'inverno, i
cedri matureranno in tutta la loro bellezza e sarà possibile procedere alla
raccolta. La Calabria detiene nel mondo il primato di
qualità di questo agrume che i Romani chiamavano “pomo di Medea” e la cui
pianta, originaria dell'India, pare sia stata introdotta nei Paesi che si
affacciano sul Mediterraneo da Alessandro Magno intorno al terzo secolo a.C.
In Italia arrivò più tardi, almeno cinquecento anni dopo che la coltura si
era diffusa in Grecia e nelle isole dell'Egeo: fece infatti la sua
apparizione agli inizi del secondo secolo d.C. nella zona di Napoli e in
Sardegna. I Romani - come testimoniano pitture e mosaici rinvenuti a Ercolano
e a Pompei - usavano il cedro in cucina aggiungendolo a pezzetti al loro
garum (una salsa di pesce crudo in salamoia) o a piccanti polpette di maiale,
e con le foglie producevano una sorta di liquore; il legno della pianta era
ricercatissimo dagli ebanisti per le sue elegantissime venature che
impreziosivano i lavori d'intaglio. Franco
Gallano, che insegna materie letterarie nei licei ed è un attento studioso di
modelli alimentari nel bacino del Mediterraneo, in un suo libro sul
“Significato religioso, culturale e alimentare del cedro” (Edizioni Lapico)
spiega come la Citrus medica si sia diffusa presso le colonie agricole della
Magna Grecia ad opera di quegli Ebrei ellenizzati là giunti al seguito della
schiatta achea, durante le loro migrazioni. Essi introdussero nel cuore del
mondo romano il simbolismo religioso del cedro, come attestano disegni e iscrizioni
in greco e in latino presenti nelle catacombe ebraiche della via Nomentana e
della via Appia ai margini della città di Roma e raffigurazioni del pomo di
cedro (assieme ad altri simboli ebraici quali il ramo di palma, il corno
d'ariete e il candelabro a sette braccia) visibili sull'architrave
dell'edicola della Sinagoga di Ostia Antica. Secondo la tradizione ebraica fu
Dio stesso a indicare a Mosé, durante l'esodo verso la Terra Promessa, il
cedro come una delle quattro piante (le altre sono il mirto, il salice e la
palma) da usarsi durante la Festa dei Tabernacoli o delle Capanne che ancor
oggi gli Ebrei costruiscono sulle loro terrazze, nei cortili, nei giardini e
anche sui balconi delle case. Secondo una delle interpretazioni che vengono
date alla simbologia delle quattro piante, il cedro rappresenterebbe colui
che è saggio e bene operante, la palma colui che possiede saggezza ma non
opera di conseguenza, il mirto colui che agisce senza saggezza, il salice
colui che ha poca saggezza ed è privo di opere. Spiega
ancora Franco Gallano che il frutto utilizzato in tali cerimonie della
tradizione ebraica deve provenire da una talea non innestata e risultare
perfettamente "sano", non maculato, di bella forma conica, con
apice perfetto e peduncolo accentuato. Da secoli gli Ebrei cercano di
procurarsi cedri con tali caratteristiche, senza risparmio di prezzo e di
energie: lo hanno fatto anche in periodi e situazioni difficili, sfidando
governi ostili, forzando barriere doganali, sopportando inique tassazioni,
eludendo - ai tempi - persino l'implacabile e sempre vigile Santa Inquisizione. Fino alla seconda guerra mondiale i mercanti israeliti di cedri si
davano appuntamento a Trieste e da lì scendevano in Calabria per scegliere i
prodotti migliori; dopo un'attenta selezione, i frutti venivano inviati nelle
varie comunità israelitiche del mondo, da Londra a Odessa, da New York ad
Amburgo. Oggi i mercanti raggiungono direttamente Santa Maria del Cedro,
nell'alto Tirreno cosentino, dove la produzione del cedro ha raggiunto
altissimi livelli di qualità. La prima raccolta dei frutti della Citrus
medica avviene all'inizio dell'autunno ed è quella che serve ad assicurare i
cedri ancor giovani a chi mantiene viva la tradizione ebraica. Questa raccolta si fa
dopo mesi di cure continue e laboriose; in genere le piante non superano i 60
centimetri di altezza e i coltivatori, per inoltrarsi nelle piantagioni,
devono lavorare in ginocchio facendo attenzione a non ferirsi a causa delle
lunghe spine che ricoprono le piante stesse. La seconda raccolta si fa in
novembre, quando i frutti hanno raggiunto proporzioni notevoli. I cedri
vengono utilizzati in impieghi diversi, dal settore alimentare a quello
terapeutico a quello della fìtocosmesi e della profumeria. L'albero del cedro
è piccolo, con rami spinosi, foglie oblunghe; i fiori, profumatissimi
specialmente al tramonto, sono bianco-lattei come quelli degli altri agrumi;
il frutto ha una scorza che è molto spessa, rugosa e bitorzoluta, di color
giallo citrino, verdastra o dorata esternamente e bianca all'interno e che
circonda la parte centrale del frutto stesso costituita da polpa tenera, poco
succosa, aromatica, meno acida di quella del limone. La scorza viene usata
per fare canditi con un procedimento che inizia con la salagione. I cedri
vengono messi in botti con aggiunta di acqua di mare e di sale; dopo circa
due mesi, durante i quali vengono eseguiti continui controlli, i cedri
vengono estratti dalla salamoia e la scorza (divenuta quasi cristallina)
viene separata dalla polpa, lavata, fatta bollire e messa nuovamente in
acqua; poi, bene asciugata, viene immersa in uno sciroppo di zucchero e
glucosio e fatta ancora bollire; la scorza viene quindi lasciata riposare per
tre settimane e alla fine è sottoposta a ripetuti lavaggi che gli danno un
aspetto cristallino e trasparente. Il cedro candito è usato in pasticceria e
per fare estratti, liquori, marmellate, confetture e conserve. La polpa serve
a preparare sciroppi, cedrate e bibite varie e se ne può estrarre acido
citrico; è usata anche in gelateria. Il cedro ha anche impieghi terapeutici e
medicamentosi: se ne possono ottenere infatti succhi, decotti, infusi,
tinture, cataplasmi, impacchi buoni per combattere l'acidità gastrica,
l'alito cattivo, l'inappetenza, la colite, l'aerofagia, l'asma e la
bronchite, il colesterolo alto, l'ipertensione, lo stress e altro ancora. In
profumeria e fitocosmesi viene utilizzata l'essenza di cedro ottenuta per
spremitura e distillazione della scorza e delle foglie, essenza che viene
impiegata nella fabbricazione di profumi, acque di colonia, saponi, creme,
maschere di bellezza, dentifrici e colluttori, lozioni e shampoo, deodoranti
e antitraspiranti, prodotti per l'igiene intima della donna, per combattere
la forfora, per prevenire la caduta dei capelli. Il cedro è
dunque un bene molto prezioso che ci viene dalla natura e che ci offre un
ampio ventaglio di applicazioni: non per niente viene chiamato anche
"oro verde". Ecco perché - come sostiene Franco Galiano che da anni
si batte per la tutela e la valorizzazione del cedro - è auspicabile «una
mobilitazione delle energie sociali e istituzionali, affinché in Calabria la
coltivazione di questo agrume venga salvaguardata e trovi nuovi spazi di
mercato. Nell'ambito delle direttive Cee le leggi del settore andrebbero
migliorate, dando luogo a iniziative e progetti di formazione professionale,
soprattutto per quanto concerne l'acquisizione di nuove tecnologie culturali
e l'introduzione di moderni sistemi di allevamento che rendano più
competitivo il prodotto sul mercato». È meglio del Viagra Ecco una ricetta per ottenere dal cedro un preparato stimolante
ed energetico - una sorta di viagra naturale - che può offrire un valido
aiuto nella cura dello stress, della frigidità e dell'impotenza sessuale. Frullare
insieme un cucchiaio di miele, un bicchierino di succo di cedro, un tuorlo
d'uovo e un bicchierino di marsala. Provare per credere... Qualche
altro consiglio: la scorza del cedro strofinata sui denti toglie
l'ingiallimento dovuto alle sigarette. Il succo di cedro è ottimo per
l'igiene delle unghie. Un bagno in acqua calda arricchita di fiori secchi di cedro agisce sul sistema nervoso, scioglie la tensione, stimola la circolazione. Deodoranti fatti con sacchetti di scorza sottile di cedro servono a profumare la biancheria e a tenere lontane le tarme. |
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