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Quell'ingiusta polemica
con Antonio Altomonte

Uno dei più grandi scrittori calabresi

 

di Vincenzo Pitaro

 

«L'uomo», soleva dire sempre mio padre, il prof. Grazio Pitaro, peraltro autore di non pochi aforismi, «non muore il giorno in cui cessa di vivere, ma il giorno in cui sarà dimenticato dai vivi». Il tempo, si sa, nel suo perenne fluire, trascina ogni cosa nell'oblio; sbiadisce i ricordi e poi lentamente li cancella. Il ricordo che a tutt'oggi conservo di Antonio Altomonte, giornalista scrittore calabrese, tuttavia è ancora vivo e fresco. Lo conobbi nel lontano 1980 a Roma, nella storica sede del quotidiano II Tempo, di piazza Colonna. Ero un giovane cronista assetato di sapere. Altomonte, invece, oltre a prestare servizio come redattore, era già uno scrittore piuttosto affermato.

Aveva esordito nel 1964 con il romanzo II feudo (a cui avevano fatto seguito altri libri di successo) e si accingeva a pubblicare II Magnifico - Vita di Lorenzo de' Medici, al quale peraltro aveva dedicato un articolo nella pagina letteraria del suo giornale. Fu proprio in quella occasione che gli telefonai per chiedergli un'intervista, facendogli notare che molti studiosi calabresi lo accusavano di snobbare la Calabria. A dire il vero, Altomonte rimase un po' male nell'apprendere quella notizia e dopo un po' ci congedammo con la promessa, da parte sua, che appena avesse trovato una mattinata libera, mi avrebbe concesso l'intervista. Ci tengo molto anch'io - disse - a chiarire una buona volta questa storia!

Cosicché, a distanza di una settimana, mi fece cercare per invitarmi in redazione.

Nacque così, con una punta di polemica (che oggi considero ingiustificata) questa intervista che pubblicai nel 1980. Ora, nell'intento di rivolgere un doveroso tributo di riconoscenza a un illustre figlio di questa Terra.

 

L’INTERVISTA

 

 

Tutti gli scrittori calabresi, che hanno lasciato la Calabria per andare a vivere ed operare altrove, hanno sempre mantenuto vivo il loro legame, non solo affettivo, con la terra che ha dato loro i natali. È il caso, tanto per fare esempi, di Corrado Alvaro, Leonida Repaci, Saverio Strati, i quali hanno espresso grandi capolavori della letteratura italiana, grandi romanzi improntati sulla problematica meridionale e, segnatamente, calabrese.             

Antonio Altomonte, 46 anni, scrittore e giornalista del quotidiano romano // Tempo, sembra invece costituire un caso particolare; nel senso che - per aver egli, almeno finora, eluso quelle problematiche nelle sue opere - alcuni autorevoli studiosi calabresi gli hanno tirato addosso delle critiche a volte inclementi. L'accusa maggiore che gli viene mossa è di continuare a snobbare la Calabria e di aver, volutamente, tagliato ogni legame culturale con essa.

L'argomento ha fatto da filo conduttore al lungo colloquio con l'interessato, nell’ufficio del suo giornale.

 

- Altomonte, come ti giustifichi di fronte a queste accuse?

 

Intanto, devo dire che i miei primi lavori // Feudo e Adolescenza (Adolescenza è ora il titolo nuovo), sono due romanzi ambientati in Calabria. Non solo, questi due miei romanzi appartengono al 1964 e al 1965 che sono le date mie iniziali. Successivamente, nel 1969, quando ero già a Roma, assieme a Leonida Repaci, ho scritto per la Mursia un'antologia dei narratori calabresi. Nel 1979, poi, ho fatto un libro, Mafia, briganti, camorra e letteratura che è ambientato nel Sud. È un saggio su quanto la criminalità storica italiana ha interessato, appunto, gli scrittori del Mezzogiorno. Quindi, ci tengo molto a sottolinearlo, non è vero che io non mi occupi della mia terra. È chiaro che essendo un uomo che ha anche altri interessi... questi altri interessi, forse a causa dei miei libri di maggiore succeso, è finito che sono diventati connotativi.

 

- Non per muovere un discorso di radici, ma ora non ti senti privato del tuo humus, di quella cultura che ha la gente della terra in cui sei nato?

 

Assolutamente! Nella mia narrativa è stata sempre sottolineata la grande propensione che io ho per la metafora, per la mitizzazione. E tutto questo, io credo di poterlo ricondurre proprio alla mia origine calabrese, a quel senso del mito che è tipico di noi calabresi ed in quale vive, in molta parte, la letteratura di Corrado Alvaro.

 

- Ma un libro vero e proprio sulla Calabria, quand'è che ti decidi a scriverlo?

 

Mah, io ho in mente un libro sulla Calabria. Intanto, però, c'è un fatto: con la Calabria, negli ultimi anni, ho avuto rapporti soltanto di affetto, rapporti sentimentali, nel senso che la mia famiglia è ancora lì. lo torno alla mia terra col desiderio e con l'affetto con cui ogni emigrante torna alla sua terra. Però non ho una conoscenza specifica di quello che succede in Calabria. Il giorno in cui io avrò la possibilità di guardare da vicino la nuova realtà calabrese, allora probabilmente scriverò questo libro... La Calabria che io oggi ricordo è una Calabria che non esiste più, è la Calabria di quand'ero ragazzo. Una Calabria che è diventata il mio paese dell'anima; una terra che io amo, ma che, forse, non ha più riscontro nella realtà, sia politica che sociale!

 

- Una Terra che, però, accusa Altomonte di aver rinnegato le proprie origini...

 

Mah, vedi, io non ho rinnegato le mie origini. Tutta questa storia, caro Pitaro, è venuta fuori soprattutto per la mia biografia su Lorenzo il Magnifico. Una cosa che, però, non si sa è che io sono un esperto di letteratura italiana dalle origini al '500. Ora non credo che il fatto di essere calabrese mi possa impedire di specializzarmi in un settore della vita culturale, della nostra letteratura!...

 

- In questo Cinquecento, però, se ce lo consenti, ci sono anche temi che potrebbero essere della Calabria, non pensi?

 

Sì, certo, in questo Cinquecento, ci sono anche temi che potrebbero essere della Calabria o del Sud. Per il momento, però, mi sono interessato del Magnifico, come, per esempio, di recente, mi sono occupato di Cellini, curando la ristampa per i Trattati dell'oreficeria e della scultura. In un altro momento, magari, mi occuperò, non so, di Tommaso Campanella o di un altro personaggio. Sono tanti quelli che mi stanno a cuore; ma mi stanno a cuore perché fanno parte della nostra cultura, non tanto perché sono calabresi! Un personaggio di una straordinarietà qual è, per esempio, Gioacchino da Fiore (un personaggio senza del quale non si spiega molta parte del Medioevo), io credo che interessi gli uomini di cultura perché è Gioacchino da Fiore, non perché sia calabrese!

 

- In un saggio sulla letteratura calabrese, Pasquino Crupi scrive che tu hai rinnegato Verga, credendo di bruciare anche Alvaro e prendendo le distanze pure da Perri, Seminara, La Cava e Strati. Non pensi che tutto questo sia pesante?...

 

Crupi è un critico molto acuto, che io stimo molto. Non capisco perché lui abbia fatto questa cosa. Lo non ho rinnegato nessuno; nel momento in cui mi sono messo a scrivere ho solamente cercato di essere Altomonte. Questa è la verità! Ma credo che questo capiti ad ogni scrittore, sia che nasca in Calabria, sia che nasca in ogni altra parte del mondo. Poi bisogna anche considerare un fatto: le cosiddette linee regionali, sì, esistono, è indubbio che esistano, ma oggi esistono molto meno che nel passato!... Anche perché oggi la comunicazione da regione in regione, la comunicazione delle idee, è tale e tanta che è impossibile che ci sia una linea specificatamente regionale. Non solo, ma le varie realtà regionali si vengono un po' tutte assomigliando; per cui, se è vero che una volta la Calabria era assai diversa dall'Umbria, dalla Toscana o dall'Abruzzo, oggi c'è un denominatore comune che è dato da tanti fattori. Le varie regioni non hanno più quella specificità d'un tempo; si vengono un po' tutte assomigliando. Nella misura in cui vengono ad assomigliarsi, perdono la loro peculiarità. Ora, un discorso sulle linee regionali è un discorso che si poteva fare fino a un certo tempo addietro. Oggi è un discorso che si può fare ma, diciamo, con molta indulgenza per quelli che ne restano fuori.

 

- Cosa cambia, allora, secondo te, tra uno scrittore come Mario La Cava che, ad esempio, vive ed opera nella sua terra, ed uno come Saverio Strati, calabrese trapiantato a Firenze, o, se vogliamo, come lo stesso Altomonte, calabrese a Roma?...

 

La Cava, per esempio, è rimasto in Calabria e questo io credo che non sia soltanto una scelta di vita, ma anche una scelta della propria linea letteraria. Lo stesso discorso vale anche per Fortunato Seminara. Secondo me, sia La Cava che Seminara, sono degli scrittori molto importanti, che in un bilancio della narrativa italiana del '900 contano molto. Poi ci sono degli scrittori come Strati o come Repaci che, pur essendo fuori dalla Calabria, hanno continuato ad interessarsi della Calabria. Sarà, forse, una questione anche di generazione! lo avverto di essermi formato su una società, su una letteratura, che non apparteneva più alla Calabria, diciamo, del periodo buio. Era già una letteratura che, in un certo qual modo, apparteneva ad una Calabria in crescita; una Calabria che veniva fuori da quella che era la sua immagine di prima della guerra. Ora, venendo fuori nel momento in cui la Calabria cresceva, si affacciava concretamente alla realtà nazionale, io credo di appartenere a quella generazione che, in qualche modo, ha  respirato quest'aria di novità. Per cui ha voluto guardare anche al di là dei problemi specifici della propria terra, anche se questo non significa rinnegare le proprie radici. Significa cercare alle proprie radici un contesto più largo di quello che potrebbe risultare se io mi interessassi specificatamente della Calabria.

 

- Bene! anche se non siamo del tutto d'accordo, crediamo sia sufficiente la tua difesa, quindi non è il caso di continuare ad affondare il coltello su ulteriori piaghe calabresi. Poc'anzi, hai detto di esserti formato su una letteratura che non apparteneva più alla Calabria del periodo buio. Quale autore, dunque, ha maggiormente contribuito alla tua formazione?

 

Beh, è chiaro che ognuno di noi non ha un autore. Ognuno di noi è il prodotto di tante letture, lo mi sono formato e maturato in Calabria, in un paese di provincia come Palmi, dove, diciamo, che la mia occupazione principale è stato quella di leggere. Ho letto di tutto, indiscriminatamente. Credo che nella formazione di un uomo non è che contino soltanto quello che sappiamo che contano. Contano anche quelli che non ci accorgiamo che contano. E molto spesso un minore conta non meno di un maggiore. Se, invece, la tua domanda tende a sapere da me qual è, per esempio, lo scrittore che preferisco, allora forse potrei dirti Dostoevskij.

 

- Sul rapporto uomo-potere, quindi, per concludere, cosa ci dici?

 

Ecco! il rapporto uomo-potere, per esempio, è un discorso che mi potrebbe agganciare al discorso calabrese! Cioè, io credo che parlare del rapporto uomo-potere, del rapporto uomo-istituzioni, non significa fare un discorso che prescinda la realtà calabrese. Significa affrontare un discorso che coinvolge anche la realtà calabrese. M'interessa molto questo confronto dell'uomo con una entità che lo condiziona nel bene e nel male - e molto più spesso, diciamolo pure, nel male - che è appunto il potere. Questo potere, poi, ha tutte le facce che noi sappiamo, anche se la faccia che, in particolare, m'interessa direi che è quella politica. Ma non insisterei tanto su questo aggettivo, perché il potere, per me, è qualcosa che non ha una definizione in un certo campo ed in quel campo soltanto. Ha il suo peso in tutti i settori che riguardano l'attività di un uomo!

Vincenzo Pitaro

(1980)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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